Il nudo e il nudo

Il libro spesso citato riguardante il nudo nella storia dell’arte è The Nude: a Study in Ideal Form (Il nudo: uno studio della forma ideale) di Lord Kenneth Clark, pubblicato la prima volta nel 1956. Il capitolo introduttivo fa una distinzione molto citata tra il corpo nudo e il nudo di video pornografia. Clark afferma che essere nudi significa essere privati dei vestiti, cosa che implica imbarazzo e vergogna, mentre un nudo, come lavoro di arte, non ha queste connotazioni. Questa separazione della forma artistica dalle questioni sociali e culturali rimane in gran parte non esaminata dagli storici dell’arte classica. Una delle caratteristiche che definiscono l’epoca moderna nell’arte è l’offuscamento della linea tra il nudo e il nudo e video pornografia. Questo, probabilmente, è accaduto con La Maya Desnuda (1797) di Goya, che nel 1815 ha attirato su di sé l’attenzione dell’inquisizione spagnola.  Gli elementi sconvolgenti si concentravano sul fatto che la rappresentazione mostrava una modella particolare in un ambiente moderno, con peli pubici piuttosto che la perfezione delle divinità e delle ninfe, che attirava lo sguardo dello spettatore anziché allontanarlo. (Goya dipinse un’altra versione, con vestiti.) Alcune delle stesse caratteristiche shoccarono di nuovo 70 anni dopo, quando Manet espose il suo Olympia, non a causa di questioni religiose, ma per la sua modernità. Anziché essere un’odalisca che può essere vista in maniera distaccata, l’immagine di Manet era quella di una prostituta di quel tempo, forse in relazione alle pratiche sessuali degli spettatori di video pornografia maschile.